giovedì 5 ottobre 2017

Dani #14: Ovunque sei


Ovunque sei
Il mio nuovo romanzo


          Sono trascorsi due anni dall'uscita de Le stelle di Srebrenica e non mi sembra ancora vero di poter stringere tra le mani Ovunque sei, il mio ultimo romanzo pubblicato da Edizioni Leucotea. Sfiorare le pagine del libro che hai sognato, così a lungo da temere che potesse svanire all'alba come un sogno, è una felicità che mi sorprende sempre!

          Perché ogni volta mi dico: vabbé, ormai dovresti esserci abituata. Sicuramente non ti farà l'effetto della prima volta. E invece, no! E' sempre la prima volta, quando esce il tuo ultimo romanzo. Ed è emozionante e commovente insieme sentire come, sfogliando le pagine che sanno ancora di stampa e leggendo il tuo nome in copertina, la vista un po' si annebbi - tutta colpa di quei granelli di cuore che s'infilano tra le ciglia! - e lo stomaco si giri sottosopra.

          Sarà che ogni singola parola mi fa tornare in mente le lacrime e le risate che l'hanno accompagnata dall'anima alla pagina bianca, che ogni capitolo ancora vibra di tutti i dubbi e i ripensamenti che l'hanno segnato, stravolto, limato, scavato fino all'osso, ma io mi sorprendo ancora!

          Ecco, adesso potrei raccontarvi la trama, ma quella e il primo capitolo potete leggerli con calma sul sito dell'editore a questo link:

http://www.edizionileucotea.it/it/home.php?s=0,1,2&pg=&dfa=do25&diditem=3312


potrei dirvi che Ovunque sei è un romanzo forte, intrigante, drammaticamente sensibile e delicato, ma non spetta a me farlo.

        E allora mi limiterò a invitarvi a leggerlo, perché conoscere Marta Valtorta, giornalista free-lance e investigatrice un po' naif, e Tony Nardone, carabiniere tutto d'un pezzo e suo fidanzato, sarà un'avventura che vi porterà dentro storie del passato, efferati omicidi e drammi di sconvolgente attualità.

         Resterete incollati alle pagine, mentre seguirete le intuizioni di Marta e la ferrea logica di Tony che cercheranno di sbrogliare l'intricato mistero del cadavere dal volto sfigurato ritrovato nel Parco reale di Monza e della scomparsa del piccolo Simone, e rimarrete a bocca aperta (almeno così spero :-)), quando alla fine la verità verrà a galla.


       Una verità che non è mai solo bianca o solo nera, … perché la vita ha una gamma infinita di tonalità: mai perfettamente definite, mai del tutto pulite, mai così sporche.


        Per gli amanti delle emozioni tecnologiche, questo è il link del book-trailer: 


    
     
         
        Ah, dimenticavo... a tutti coloro che vorranno inviarmi una breve recensione, o semplicemente le loro impressioni su Ovunque sei, sarò felice di ospitarle sulla pagina Facebook di Ovunque sei e qui sul blog con una puntata dedicata a loro.

          
          Buona lettura!
          Con affetto

          Daniela






martedì 5 settembre 2017

Recensioni & Co #14: Il cerchio bianco



Il cerchio bianco
di Paola Caravona 
 Edizioni Leucotea


Bianco come... 
Bianco; immaginate un mondo dove il colore predominante è il bianco. Bianco come la neve che copre ogni cosa, cancellando forme, spessori e rumori.
E adesso, provate a immaginare una vita, anzi, un matrimonio, dove emozioni e sentimenti sono bianchi. 
È cosi che Paola Caravona descrive il matrimonio tra Stella ed Edoardo. Un rapporto appiattito dalla routine, dall’accettazione supina dello stato delle cose, dall’immobilità. Un matrimonio dove persino le lenzuola sono di un bianco abbacinante; troppo bianche, perché le cose tra i due possano davvero funzionare.
E in tutto questo bianco, Stella si sente prigioniera di un destino che lei stessa paragona a un cerchio bianco: una forma che non ha né inizio né fine, un ingranaggio dal quale si sente travolta e risucchiata, ma al quale sfuggirà grazie alla sua passione per il Reiki.

Reiki
Sinceramente non ne sapevo molto, e quindi mi sono documentata, incuriosita dalla determinazione con cui Stella decide di lasciare Trento, città dove vive con Edoardo, per trasferirsi a Londra, dove farà un tirocinio presso la clinica del Dottor Martin.
Il Reiki è una tecnica naturale di riduzione dello stress, di rilassamento e ripristino della salute fisica attraverso l’uso dell’ “Energia universale”, ovvero l’energia che permea l’universo e costituisce il “mattone” fondamentale di ogni cosa vivente o inanimata. Il Reiki è anche definito come una tecnica di auto-guarigione, in quanto viene spesso utilizzata dall’operatore Reiki su di sé. Proprio in questo sta la bellezza del Reiki: nella sua versatilità, nella possibilità di adattarne tempi e modi alle proprie esigenze e al proprio stile di vita, come un dono fatto a se stessi.
L’energia non è quella propria dell’operatore, ma viene prelevata all’esterno e canalizzata; in pratica l’operatore Reiki è come un filo della luce: una volta connesso con la fonte primaria, può attingere tutta l’energia di cui ha necessità, lasciando che questa scorra dolcemente dentro di sé per uscire dalle mani. Non sono quindi necessarie doti personali, tutti posseggono “l’impianto elettrico”, occorre solo attivarlo.

Essere e non fare
Ed è proprio a questo che mirano gli sforzi di Stella, le sue decisioni così improvvise e, a volte, persino incomprensibili a se stessa. Stella è sì un’operatrice Reiki, ma è soprattutto una donna che sta cercando la sua Energia universale; quella forza che porrà fine alle sue paure e titubanze, che le farà capire di essere diventata esattamente la persona che voleva essere, e di trovarsi con le persone e nel luogo che la vita aveva stabilito per lei.
Ciò che la spinge a chiudere un rapporto sentimentale esaurito e a gettarsi con un’irruenza quasi folle in una nuova storia d’amore che coronerà anche il suo desiderio di maternità, non è tanto il destino o fato, intesi come ineluttabilità degli eventi, quanto la ricerca del suo essere più profondo: quella parte di sé che,  a parte Anne, la sua migliore amica, e Alan, il nuovo compagno, è ancora troppo spesso avvolta dal bianco delle convenzioni, del passato, dei legami familiari.
Il percorso di Stella può essere preso come esempio del cammino che tutti noi dobbiamo intraprendere per poter arrivare al nocciolo della nostra esistenza, una volta sfrondato da tutto ciò che ce lo rende bianco, invisibile. E come Stella ricorda più volte nel romanzo, ciò è possibile quando ci rendiamo conto che la nostra essenza non sta nel fare, ma nell’essere.
Pur non conoscendo personalmente Paola, credo che lei stessa viva in prima persona la passione per il Reiki, o almeno questo è quanto traspare chiaramente da certi atteggiamenti di Stella, dalle sue inquietudini e dalla sua vittoria finale sul mondo dell’effimero.
Dolcissime e rassicuranti, come solo la pace interiore raggiunta dopo un lungo tormento può dipingerle, sono le scene di vita nel cottage in Irlanda. Qui la prosa elegante e delicata di Paola si colora di poesia: la poesia dell’essere umano che si è ricongiunto con la parte migliore di sé.

Conclusioni
Un romanzo di grande speranza per un mondo, dove all’attenzione per gli aspetti negativi della vita viene dato molto più risalto che non a quelli positivi. Ecco, direi che Il cerchio bianco suggerisce e propone un cambio di prospettiva da cui tutti potremmo trarre grandi vantaggi per la nostra crescita interiore.
Il mio ringraziamento personale a Paola per avermi fatto scoprire questa tecnica, semplice, immediata e di grande potenza.   




mercoledì 30 agosto 2017

Dani #13: Pensieri e parole 2




Pensieri e Parole 2
(i miei, le mie)
                     
                        Sarà l'età che inesorabilmente avanza e mi porta a cogliere e assaporare con più lentezza particolari ed emozioni che, altrimenti, si perderebbero in questa grande corsa che è la vita, ma è tornata a farsi sentire la vena poetica che è in me.

                        Non so se per voi, cari visitatori di questo blog, questa sia una buona o cattiva notizia, ma io vi propongo alcune tra le mie ultime riflessioni in versi. 

                        D'altro canto, ogni poesia è una creatura che si fa strada dentro di me e urge, spinge, scalpita finché non vede la luce, e, come tutti sanno, ogni scarrafone è bello a mamma sua :-)

                       Buona lettura e serenità a tutti!


Amore senza tempo

Cade lieve la pioggia,

scivola sui vetri  appannati

di questo amore

che il tempo ha declinato


 -   Presente   -


Mi guardo allo specchio;

ci sono tutti i miei difetti,

li conto uno ad uno


-   Imperfetto  -


questo mio corpo,

dentro al quale sono imprigionate

eccitazioni lente


-   Passato  -


l’attimo fuggito e già dimenticato,

in cui le mani spargevano

fragili petali di pienezza


  -   Futuro  -


verrà una nuova primavera

sui rami secchi


di questo amore senza tempo.





Ascolto la pioggia

Ascolto la pioggia

cantare

tra foglie assetate di vita.


Lampi ormai spenti

accendono nubi vuote

come i nostri pensieri

in questa sera d’estate.


Cartoline scolorite dal tempo,

e valigie ancora disfatte;

queste lacrime sono parole distanti

che non mi appartengono più.


Ascolto la pioggia

cantare

tra foglie assetate di vita.


C’è un arcobaleno

dai mille colori

nel cielo

di questa sera d’estate,

mentre

canta la pioggia

che danza leggera

sulla strada bagnata di sogni,

dove perdo e ritrovo

il ricordo di te.



Battito d’ali

Se vuoi imparare a volare,

fallo senza voltarti indietro;

non troverai nessuno a tenerti la mano,

quando spiccherai il volo.



Ma tu alza lo sguardo lassù;

là dove il cielo

è un battito d’ali,

che sfiora la luce del sole

col suo canto più dolce.



E se un giorno vorrai tornare,

cercami nell’ombra al tuo fianco;

niente potrà separare

il sogno dalla fantasia.



Il mondo in una mano


Ho provato a tenere il mondo

in una mano;


a guardarlo attraverso

occhi che hanno visto

le cime e gli abissi dell’anima;


ad amarlo col cuore

di chi

ha viaggiato dentro tempeste

e ballato sotto l’arcobaleno.


Ma quella mano

non sostiene più i miei passi

di funambolo

sul filo della vita;


quegli occhi

non mi accompagnano sull’altalena

che mi faceva volare

su fino al cielo,


e quel cuore

non batte in silenzio

per ascoltare

il mio respiro addormentato.



Ho smesso di tenere il mondo

in una mano

e l’ho lasciato scivolare

tra le dita.


domenica 23 luglio 2017

Recensioni & Co #13: Gli Imbroglioni



 7 DOMANDE A JIMMY DE “GLI IMBROGLIONI”
OVVERO CHI È DAVVERO GIANMARIO MAZZOLA?

              Eccomi qui oggi con un’intervista sorprendente e la prima a sorprendersi, credetemi!, sono stata io. Perché capita di conoscere una persona, un distinto e molto professionale graphic art designer – tanto per farvi un’idea, pensate a uno di quegli artisti a tutto tondo che realizzano precisissimi video istituzionali per aziende, coloratissime brochure di prodotto, allegri dipinti tipo murales per riqualificare stazioni ed aree metropolitane, arredi, loghi e campagne immagine per negozi, eccetera, eccetera -, ecco un tipo che non avresti mai detto e poi… poi scopri, sbirciando qua e là su Facebook, che ha un gemello!

               Ma sì, uno preciso identico a lui, ma che l’estro artistico ce l’ha nella musica. Scrive canzoni, ha un look anni ’50 – occhiali scuri, cravatta stretta, a volte un panama in testa e completi perfetti in stile Blues Brothers, a parte quando sale sul palco in giacca e bermuda -,  e canta in una swing band dal nome suggestivo: “Gli Imbroglioni”.  Il suo nome d’arte è Jimmy e, a questo punto, direi di partire con le fatidiche 7 domande, perché anch’io sono mooolto curiosa di scoprire chi è .  


D.  Ciao Jimmy (vabbè ti do del tu, perché conosco il tuo gemello!), ma tu quando nasci? Come cantautore e cantante, intendo. Dai fammi capire un po’ come e quando hai scoperto questa tua doppia personalità: grafico di giorno e swing singer la sera!

J. Ciao Daniela. Premetto che, anche musicalmente, si possono trovare nel mio percorso due diramazioni: una più cantautorale pop, che porto avanti dal 2004 in solitaria, con canzoni che strizzano l'occhio a certe sonorità elettroniche vintage, l'altra, legata a un certo tipo di swing, ribattezzato “swing da trattoria”, che condivido dal 2009 con Gli Imbroglioni, la band di cui sono il cantante.


D. Adesso ti svelo io una cosa… adoro la musica, ma non so nulla di storia, generi, nomi e date. Quindi… raccontami un po’: perché proprio il swing e quali sono i cantanti a cui vi siete ispirati, se ne avete.

J. Tutti e 6 noi Imbroglioni arriviamo da background musicali molto diversi tra loro: dal rhythm and blues del tastierista Massimo Morici, al mondo ska/reggae del chitarrista Andrea Franceschi, dall'esperienza bandistica e da big band del sassofonista Stefano Fossati, alle sonorità funky del batterista Andrew Fontana e del bassista Enea Magatti. Tutti avevamo però una cosa in comune: l'amore per certi autori come Paolo Conte, Capossela, Jannacci, Carosone, Cochi e Renato...Una volta trovata l'amalgama emotiva abbiamo iniziato a lavorare sul nostro sound, traendo dalle nostre esperienze musicali il meglio che potesse appoggiare la “causa”: riarrangiare in maniera originale grandi successi del passato. La chiave di volta è stata ovviamente lo swing, visto gli autori di cui volevamo suonare i successi, ma rielaborato un po' a modo nostro. Da qui il termine “swing da trattoria”:



D. Swing da trattoria. Trovo questa definizione fantastica, perché rende perfettamente l’idea del tipo di musica che fate! Immagino location un po’ ruspanti e un pubblico che canta insieme a voi, e si scatena in balli non proprio a tempo… ci ho azzeccato o mi sono fatta un film? Ma forse è meglio se mi spieghi, qual è il vostro pubblico e dove vi esibite

J. Ci hai azzeccato, ci hai azzeccato! Noi ci siamo sempre esibiti in diverse situazioni e con un pubblico sempre variegato: dalle 2.000 persone del Carroponte di Sesto la scorsa estate, all'osteria di paese davanti a neanche 100 commensali, in luoghi sacri della musica come Hiroshima Mon Amour o Alcatraz, ai club milanesi un po' fighetti.
Cambia la location ma l'approccio è sempre lo stesso: partiamo energici, ma comunque low profile e “pettinati”. Man mano che la scaletta va avanti “noi ci si lascia andare” e il pubblico comincia a partecipare, ballare e cantare insieme a noi in maniera naturale. La certezza che nella serata “qualcosa è accaduto” arriva quando, una volta giunti ai nostri pezzi, le persone cantano con noi i relativi ritornelli. Ovviamente tra il pubblico c'è chi da un po' di tempo ci segue e quindi i brani li conosce. Molto spesso chi non ha mai visto un nostro concerto si ritrova solitamente a canticchiare le nostri canzoni già al secondo ritornello!



D. Ho visto il videoclip del vostro ultimo singolo Allora vado lì e ti confesso che continuo a cantare – per quello che riesco a fare - il ritornello: tu non puoi capire perché, quanto è dura l’estate per me. Soldi, donne, auto ne ho, chissà dove andrò? Parlaci un po’ della vostra produzione discografica e svelaci un segreto… quali sono gli ingredienti per scrivere un motivo di successo o, almeno, che resti nell’orecchio di cui l’ascolta?

J. Nel caso specifico di “Allora vado lì” il tutto è nato da un'idea del nostro tastierista Massimo: “Allora vado lì è nata per caso, di ritorno da una vacanza in Sudtirolo, ascoltando in radio, in coda lungo l'autostrada del Brennero, una trasmissione sulla vita di Giorgio Moroder, che è di quelle parti e ha fatto fortuna all'estero. Volevamo ricreare un’atmosfera rilassante, dal sapore latino, qualcosa che fosse semplice e canticchiabile, ma non scontato; qualcosa che ricordasse le geniali canzoni del Discao Meravigliao di Renzo Arbore, la colonna sonora di Indietro tutta di fine anni '80”.
Una volta portato in studio lo “scheletro” del pezzo e una bozza di testo cominciamo a lavorare sugli arrangiamenti e sulle parole. “Allora vado lì” era ancora in cantiere quando Ciccio Valenti, il nostro amico conduttore e speaker radiofonico (al momento conduce a Tuttotondo su RadioRaiUno) è venuto a provare con noi alcuni pezzi per un progetto futuro su cui stiamo lavorando insieme. Sentendo casualmente questa canzone se n' è subito innamorato ed è entrato “a gamba tesa”: “Ragazzi questo pezzo per l'estate è una bomba, lavoriamoci insieme!”. E così è stato: Andrea Franceschi con Enea e Andrew, si è occupato più dell'arrangiamento.
Io, Stefano e Ciccio Valenti ci siamo più dedicati invece al testo e all'intenzione del cantato. Massimo, ideatore originale, ha fatto poi da collante.
I nostri nostri brani nascono così, quasi sempre da una prima forte idea iniziale di qualcuno e diventa poi il frutto di un sano e democratico togliere, mettere, aggiungere, sostituire...




D. Avete girato il videoclip con il coinvolgimento degli ospiti del Centro Diurno per anziani di Lissone e trovo che questa scelta sia davvero vincente. Ma chi è l’ideatore dei vostri costumi – posso chiamarli così? - e delle coreografie? Uno spettacolo nello spettacolo, geniale!

J. Per quanto riguarda il video riporto le parole di Stefano Fossati, nostro sassofonista, nonche videomaker del gruppo:
 “L’idea questa volta – spiega Stefano - era far emergere un contrasto: da una parte la scena in villa fa il verso all'estate cafona del lusso ostentato e dell'emulazione della vita dei vip.
Dall'altra volevamo valorizzare, invece, quanto c’è di umano e ancora genuino nella provincia: non trovo immagini migliori per esprimere questo concetto di quelle che abbiamo girato con Giacomo al Centro Anziani di Lissone”.



D. Qual è il momento per te più emozionante di questa passione musicale: scrivere un nuovo testo, registrare la prima volta in studio, aspettare l’uscita dell’ultimo CD, girare un video o salire sul palco, guardare negli occhi il pubblico e iniziare a cantare? Eh sì, lo so, questa è una domanda bastarda, perché ti verrebbe da rispondere tutti, ma io voglio sapere, quando l’adrenalina ti sale a mille!

J. Dai...facciamo due momenti almeno: la cosa più bella è ascoltare il brano registrato in sull'autoradio. Appurare che tutto si senta bene e “suoni” come ci si era prefissato, non sentire sbavature o disturbi. A quel punto significa che “la frittata è fatta” e si è già pronti per pensare a nuovi brani.
L'altro momento è ovviamente il palco. Canto in giro ormai da 18 anni (sono a livello di gavetta maggiorenne:)), e un po' di belle situazioni le ho viste. Una grande emozione fu aprire anni fa qualche concerto di Fausto Leali con alcune mie canzoni in piazze gremite di migliaia di persone. Sai, tutti erano per lui, e non era facile in un quarto d'ora e con pochi pezzi conquistare il pubblico, ma la missione è sempre riuscita e la gente ha risposto sempre con grandi applausi.
Con Gli imbroglioni abbiamo “toccato il cielo” al Carroponte o all'Alcatraz di Milano, o ancora al Live di Trezzo, luoghi dove sai che il giorno prima hanno suonato i grandi big della musica anche internazionale. I grandi numeri non ci spaventano. Una volta saliti sul palco è sempre tutto bellissimo. La risposta del pubblico ci gasa e ci appaga come poche altre cose.



D. A questo punto chi legge l’intervista starà fremendo dalla voglia di venirvi a sentire, per cui urge sapere dove e quando! Quali i prossimi appuntamenti de “Gli Imbroglioni” in questo tour estivo 2017?

J. A parte alcuni eventi privati, ricominciamo il 27 agosto a Bonate di Sopra (BG), in piazza.  Credo sia la festa del paese. Non vediamo l'ora di tornare a suonare nella bergamasca, zona dalla quale manchiamo da un paio di anni.


D. Sì, okay! Sono già sette le domande che ti ho fatto, ma questa volta sforo… Come faccio a chiudere l’intervista senza domandarti: perché avete scelto di chiamarvi “Gli Imbroglioni” e, soprattutto, chi volete imbrogliare! Tanto siete bravissimi, già si sa

J. Perché Gli Imbroglioni? Perché suona bene, e perché ci permette di essere liberi a livello musicale. E poi, del resto, gli imbroglioni di un tempo si trovavano nelle trattorie di seconda mano per studiare il colpo. Noi facciamo swing da trattoria...”Tirato per i capelli” il sillogismo si chiude.
Quindi tutto torna!



Grazie a Gianmario Mazzola, alias Jimmygianmario, per aver accettato questa intervista e alla prima occasione aspetto un CD autografato che, quando vincerete il disco di platino, varrà quello che varrà, e io me ne andrò in pensione!

E buona estate a tutti con Gli Imbroglioni! Ah... dimenticavo, anch'io vado lì! Ci vediamo!

Link utili:

Sito Ufficiale: www.gliimbroglioni.com
Pagina ufficiale FB: https://www.facebook.com/gliimbroglioni
Canale ufficiale YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCAG7aBpJfuqjOadrl8DvpOA
Instagram: https://www.instagram.com/gli.imbroglioni/
Gianmario Mazzola FB: https://www.facebook.com/jimmygianmario
Gianmario Mazzola YouTube: https://www.youtube.com/user/JimmyGianmario




martedì 27 giugno 2017

Recensioni & Co #12: La felicità vuole essere vissuta

  La felicità vuole essere vissuta 
                                                     
                                                     di 
                                                                     
                                        Loredana Limone

Non c'è dubbio: il quarto libro della saga di Borgo Propizio è diverso da quelli che l'hanno preceduto. Diverso per come la penna - e qui il sempre è d'obbligo! - impeccabile e affabulatrice di Loredana Limone tesse le vicende del borgo, diverso per lo spessore psicologico con cui i personaggi  - e qui, invece, c'è solo l'imbarazzo della scelta! - vengono accompagnati passo passo lungo le strade, le piazze e i vicoli borghigiani e dentro i turbamenti, le gioie, gli amori e i tradimenti dei loro cuori.

Diverso, semplicemente perché diversa è la Loredana Limone che ci ha spalancato le porte di questo piccolo, incantevole borgo d'altri tempi, e che adesso ci prende per mano per farci conoscere anche un pò la sua anima.

Sí, perché Borgo Propizio è un luogo dell'anima, del cuore e,  mai come questa volta, ad ogni pagina si sente battere il cuore dell'autrice.

Che,  mentre narra le vicende giocose,  divertenti, leggere, tristi o drammatiche di Gemma, Osvaldo,  Antonia, Claudia, Cesare, Dora,  Eros, Marietta,  Felice,  Mariolina,  Ruggero, Bartolomeo e Joyce Joy (non me ne vogliano tutti gli altri che non ho menzionato solo per questioni di spazio!), ci parla di sé. Lo fa con garbo, come è da lei,  tenendosi un pó in disparte ma, senza dubbio, è anche di sé stessa che ci racconta.
            
          Le sue creature si muovono, a volte con determinazione ed altre con maggiore incertezza, su quell’immenso e sempre mutevole scacchiere della vita, ora trionfando ora soccombendo alle casualità, alle sorprese, agli scherzi del destino. Ogni lettori troverà qualcosa che lo accomuna almeno a uno di questi personaggi, perché la loro umanità è così fragile e, al tempo stesso, unica da rendercela vicina e condivisibile (io, per esempio, ho gioito, in realtà è stato più un gesto istintivo con la mano accompagnato da un sonoro evvai!, quando Antonia in sogno manda a quel paese l’ingrato scrittore di successo Rubino).

Ed è proprio grazie a questa immedesimazione del lettore con i personaggi, fenomeno che  Loredana Limone rende possibile attraverso un linguaggio che magistralmente sfoggia tutti i registri della parlata e del sentire umano – momenti di poesia si alternano a esternazioni più crude, l’ironia va a braccetto con l’introspezione, e una delicata malinconia pervade anche i momenti di maggior tensione descrittiva -, che il messaggio del romanzo, puntualmente sintetizzato nel titolo, acquista ancora più forza.

La felicità non dà garanzie, non è un diritto acquisito per nessuno, ma è una conquista che ciascuno di noi può ottenere giorno per giorno: amando, lottando, cadendo e rialzandosi per ricominciare.

La felicità vuole essere vissuta, scrive Loredana, nel Borgo Propizio che vive nei nostri cuori, aggiungo io.




lunedì 22 maggio 2017

Recensioni & Co #11: Figlia della mattanza





Figlia della mattanza

di  Melina Craxi

Sofia: una bambina che si racconta in una Sicilia che, metaforicamente, diventa la porta di quell’Inferno a cui lei sembra essere stata destinata da quella vita che, troppo presto, l’ha gettata in un’arena fatta di violenza, abusi sessuali e droga.

Una madre, Carmen, prostituta che sfoga le sue frustrazioni e il suo fallimento dentro alcol e psicofarmaci e un padre, morto impallottolato e bruciato vivo, che avrebbe voluto avere accanto nella vita. Una sorella, Marta, che la odia per il solo fatto di esistere e perché colpevole di aver avuto, anche se per poco, un padre che le voleva bene e non voleva lasciarla.

Un’infanzia negata fatta di cinghiate, calci, pugni, giochi e attenzioni sessuali da parte di uomini maturi, e istituti, dove Sofia impara, suo malgrado, a sopravvivere perché, dopotutto, lei è forte: sicuramente più di quelli che non hanno visto così da vicino quell’Inferno che, da sempre, è l’unico posto in cui Sofia si sente davvero a casa.

E poi la droga: quel buco che è la strada più breve per incontrare i suoi demoni interiori, per affrontarli e guardarli in faccia insieme ad altri disperati come lei, ma, soprattutto, con Vittorio. Vittorio, l’uomo con cui condividerà la paranoia dei viaggi per procurarsi l’ero o la coca, e l’esaltazione della libertà allucinata che ti fa uscire da quel corpo che è diventato una gabbia: quella gabbia in cui la vita l’ha vomitata senza possibilità di scelta né di scampo.

Eppure, in quell’inferno di brutalità e orrore, Sofia riesce a scorgere degli sprazzi di felicità, breve ma reale come l’amore di Massimo che si lascia sfuggire un ti amo, e tanto basta perché Sofia-fanciulla muoia sotto un cielo di stelle per rinascere donna.

Ma quella raccontata in prima persona da Sofia non è solo la storia di una generazione di giovani disadattati nella Sicilia degli anni 80 e 90: la sua è soprattutto la testimonianza di chi, al di là dell’età, del contesto sociale, delle circostanze della vita, sta cercando se stesso e lo sta facendo contro ogni probabilità di successo. Anche se tutto, in un destino che sembra già segnato fin dalla prima pagina, gioca a sfavore.

Tra le molte riflessioni e domande che Sofia fa e si pone nelle varie fasi della sua tormentata esistenza, una ritorna su tutte:  

Se c’è una cosa che forse ho imparato nella vita, è che spesso non si ha la possibilità di scegliere. Vieni sparato a caso sul mondo e, in base alla realtà nella quale precipiti, devi arrangiarti di conseguenza.

Perché ad alcuni è negato persino il bacio della madre e l’abbraccio del padre? Perché alcuni devono combattere fin dall’infanzia, senza alcuna speranza di un futuro che li riscatti dal male che ha marchiato a fuoco la loro pelle?

C’è tutto lo strazio e l’angoscia di una bambina che si sente abbandonata a se stessa e persa per sempre nel gesto di Sofia che

Fra le lacrime e con la speranza che solo i bambini ancora possono avere, scrivevo con un ditino “Venite a salvarmi. Vi prego.”

Nessuno correrà in suo aiuto. E allora Sofia dovrà trovare il modo di proteggersi, di rendere un po’ più vivibile quell’esistenza altrimenti destinata alla pazzia. Lo farà chiudendosi in un mondo tutto suo, costruendosi un’identità solare e spensierata di facciata con cui presentarsi al mondo e alle persone che, invece, vivono la normalità, e ponendo dei confini tra se stessa e il resto del mondo: perché Sofia, lei sa di essere una nota stonata nella melodia universale che governa tutte le cose.

Ma è veramente così? Viene da chiedersi, quando Sofia ci permette di leggere la sua lettera di addio all’amico Vittorio già morto: quel surrogato di padre al quale si è aggrappata nella sua ricerca disperata di affetto e calore umano.

È così, davvero? O, invece, Sofia, e noi con lei, ha fatto quelle scelte che, dentro di lei, sapeva l’avrebbero salvata da un destino ancor peggiore? 

Io sono da sempre figlia della mattanza, lotto per la sopravvivenza fin dalla nascita, stretta nelle reti d’acciaio che mi lacerano la pelle, fino a trapassarmi dentro. Intorno a me solo sangue e disperazione, nessuno è colpevole di aver scelto quella strada, è solo il destino di alcune vite, che verranno inscatolate, per la sopravvivenza di altri.

Forse non riusciremo mai a capirlo fino in fondo; quel disegno che prepara il nostro cammino su questa terra, ma se c’è una cosa che Sofia c’insegna con la sua storia è che, per quanto buio, solitario, amaro, noi quel cammino dobbiamo percorrerlo, come un lancio ad occhi chiusi nel vuoto. 

Poi saranno le nostre scelte a salvarci o a dannarci.